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Il primo partito in Italia: analisi degli elettori indecisi

Ad un mese dal voto gli elettori indecisi sono il 25% e costituiscono il "primo partito" tra quelli attualmente in corsa per le elezioni politiche del 9 e 10 aprile prossimo.

Giovedì 7 marzo, presso la sede di TNS Abacus, la Dott.ssa Carla Natali, Direttore del Settore Socio Politico dell'istituto, ha presentato i risultati di una ricerca quantitativa condotta su un campione di 1.000 intervistati rappresentativi della popolazione italiana maggiorenne per sesso, età, grandi ripartizioni geografiche e ampiezza dei centri abitati.
Il prof. Mario Ravasio, Direttore del Settore di Ricerche Qualitative di TNS Infratest, ha invece illustrato i risultati di una ricerca qualitativa condotta da TNS sugli elettori indecisi, che sono stati interpellati attraverso la tecnica dei focus group, gruppi di discussione guidati da uno psicologo.
Tramite il loro lavoro siamo riusciti a identificare meglio il profilo dell'elettore indeciso (aspetto quantitativo) e ad ipotizzare quali siano i temi che vuole sentire affrontare dalla classe politica (aspetto qualitativo).

Il 25% del campione si mostra indeciso sulla scelta del partito, mentre il 10% lo è addirittura sulla coalizione per cui votare.
L'elettore indeciso è prevalentemente donna (58%) che vive in piccoli centri abitati (39%) ed è residente per lo più al Sud o nelle Isole (45%); inoltre al crescere dell'età cresce anche l'indecisione.
Tra le professioni svolte prevalgono gli operai (16%) e le casalinghe (15%) e leggono abitualmente quotidiani (54%) e libri (55%), si informano con telegiornali (75%) e trasmissioni di cultura ed attualità (52%).
Pur indecisi su quale partito votare non hanno dubbi sul fatto che andranno alle urne (il 73% andrà certamente a votare).

Segmentando il campione in base alle indicazioni di voto delle Europee del 2004 ci accorgiamo della prima grande differenza tra gli elettori delle due coalizioni; mentre l'elettore di centro-destra voterà più guardando al leader della coalizione che al partito (60% contro il 33% della media), quello di centro-sinistra guarderà il partito (58% contro il 46%). Inoltre l'elettore di centro-destra ritiene al 29% che dalle urne uscirà vincitrice la sua coalizione (contro il 22% dell'elettore medio), quello di centro-sinistra dà più fiducia alla sua coalizione per il 39% (contro il 36%).

La ricerca qualitativa invece approfondisce il profilo psicologico di questa grande fetta di elettorato, evidenziando anche le aree su cui agire affinché venga espressa una preferenza.
Innanzitutto ci accorgiamo come l'indecisione al voto sia il segnale di un'importante crisi di fiducia nella politica, attraverso frasi come "tanta esteriorità e poca sostanza", oppure "troppo show".
L'attuale campagna elettorale confonde e disorienta, perché è percepita come una campagna "contro" gli avversari più che una campagna "per" il cittadino e caratterizzata da aggressività, rilancio continuo e poco credibile di promesse, dove i programmi sono ancora di fatto poco noti, e per quel poco che li si conosce, appaiono scarsamente differenziati.
L'elettore indeciso quindi finisce per sentirsi escluso, perché non riceve risposte chiare e credibili ai suoi problemi reali.
Da un lato avverte la pesantezza e le difficoltà del contesto socio-economico nazionale: congiuntura difficile e arresto della crescita economica, fattori e mercati internazionali che condizionano l'economia italiana, incertezza sul futuro delle pensioni, precarietà crescente del posto di lavoro e, non da ultimo, aumento dei prezzi e perdita del potere di acquisto delle retribuzioni. Dall'altro ha l'impressione che i politici non si facciano carico di questa realtà: nella campagna elettorale sembrano più interessati ai litigi e agli scambi di accuse reciproche che alla soluzione delle difficoltà e dei problemi reali in cui si dibatte quotidianamente il cittadino.

Per quanto riguarda gli schieramenti, gli indecisi non sentono al momento di accordare la fiducia al centro-destra in quanto, secondo loro, non ha mantenuto adeguatamente le promesse fatte, ha illuso con un sogno di benessere che non ha realizzato e ha puntato più all'apparenza che alla sostanza. A Berlusconi viene inoltre rimproverato di negare spesso sia difficoltà evidenti (soprattutto di natura economica), sia la mancata realizzazione del programma.
D'altro canto il centro-sinistra, pur apparendo potenzialmente più vicino ai problemi quotidiani degli elettori, viene giudicato troppo caotico: tante voci dicono cose diverse, non c'è una direzione chiara e forte e non si capisce quale sia la sua reale proposta alternativa. Prodi viene percepito come non in grado di garantire una leadership forte e carismatica che dia unità al centro-sinistra ed al suo programma.

Gli elettori indecisi si trovano quindi di fronte ad un dilemma: dare fiducia a chi ha già tradito questa fiducia deludendo oppure a chi appare inaffidabile perché confuso?
Cosa si aspettano gli indecisi dai politici e dai partiti?
Innanzitutto un approccio assertivo, autorevole, deciso, ma rassicurante e non aggressivo. Inoltre una reale presa in carico dei problemi e delle difficoltà dell'elettore, e la capacità di interpretarli, indicando vie d'uscita credibili.
Vorrebbero un programma che si concentri su pochi obiettivi importanti per la loro vita (lavoro, sanità), concreti e credibili, con indicazioni di modalità e tempi di realizzazione. Il riferimento nella campagna elettorale a valori stabilizzanti (famiglia, solidarietà) può infine contribuire a rassicurare l'elettore in un contesto di incertezza come quello attuale.


Paolo Romani

 
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