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Il fallimento della Rivoluzione Arancione

Un anno fa, l'Ucraina, aveva raggiunto un livello di fiducia internazionale e interesse mediatico mai avuto nella sua storia di nazione indipendente. La Rivoluzione Arancione aveva davvero offerto al paese delle possibilità sconfinate. Mai, infatti, il Governo, aveva avuto la possibilità di mettere in atto le più coraggiose riforme, senza temere il rischio di perdere popolarità. L'Ucraina poteva divenire la vetrina per un modello di sviluppo sociale fondato sulla nascita pacifica e spontanea di un sistema pienamente democratico.
Ma, ad un anno di distanza, le rosee aspettative si sono tramutate in dramma: gli indici economici rivelano una situazione di totale incertezza, la dura lotta politica ha generato una classe dirigente "monca" e inadeguata a gestire le relazioni internazionali del paese; l'aumento continuo dei prezzi al consumo, ha poi inferto un duro colpo al tenore di vita ucraino.
Anders Oslund, analista della Carnegie Foundation, ha dichiarato che "solo un bombardamento del territorio ucraino avrebbe potuto avere conseguenze più distruttive della politica economica attuata dal governo nei primi otto mesi dell'anno appena trascorso".

"Anche una cuoca può guidare una nazione"

Sebbene affermatasi come nuovo simbolo della democratizzazione dell'Europa orientale, la dirigenza ucraina ha messo fermamente in pratica l'affermazione di Vladimir Lenin secondo cui: "anche una cuoca può guidare una nazione". A seguito di una durissima campagna elettorale, l'Opposizione che ha conquistato il potere ha visto nei funzionari del vecchio apparato statale solo dei nemici da combattere e, con foga di stampo silliano, ha proceduto alla rimozione dagli incarichi di migliaia di rappresentanti dell'apparato statale, colpevoli di simpatie politiche poco gradite al nuovo establishment. I rappresentanti del nuovo potere però, possedendo una limitata esperienza politica, ristretta soprattutto al periodo della deriva post-comunista, non sapevano come affrontare una situazione di crescita economica record. Inoltre le proscrizioni attuate hanno obbligato un ristretto numero di politici "arancioni" che avevano gia ricoperto incarichi di Stato negli anni novanta, ad appoggiarsi ad un personale arruolato in fretta e generalmente privo di una idea ben chiara del come si gestisca la macchina pubblica. Dalla medesima problematica nasce poi la serie di errori commessi nel valutare la situazione geopolitica del paese, che risulta lampante nell'attuale gestione della recente crisi energetica.

La guerra del gas

A Kiev, nella gestione delle relazioni internazionali, è scomparsa l'idea del pragmatismo. Il potere Ucraino si era convinto che la svolta democratica, avrebbe spalancato al Paese le porte dell'Europa, e che la Russia avrebbe sopportato gli oneri che tale passaggio avrebbe comportato. Inutile dire che nè l'una nè l'altra cosa si sono verificate. Di conseguenza la prova più seria affrontata dal Paese è stata la cosiddetta "guerra del gas" con la Russia. Sorprende notare come i governanti non abbiano considerato che l'Ucraina dipende totalmente dalle forniture di gas e petrolio russe e che, in questi anni, la stessa Russia aveva venduto loro queste risorse ben al di sotto del corrente prezzo di mercato.
Sembra, quella ucraina, una strategia negoziale basata più su illusioni che su fatti reali. Appoggiandosi sul principio che l'avvicinamento all'ovest dovesse passare attraverso l'inimicizia con Mosca, l'unico risultato ottenuto è stato quello di farsi ritenere un regime chiaramente non amichevole dal gigante russo. Questo atteggiamento evidenzia anche una scarsa comprensione di cosa sia la Russia di Putin oggi. Questo Paese sa come sfruttare i propri fattori di supremazia non solo psicologica e politica, come in passato, ma anche e soprattutto economica. Inoltre, il Cremlino utilizza a proprio vantaggio l'ormai consolidata interdipendednza con l'Occidente, impedendo a quest'ultimo di poter interferire in maniera decisa nella politica estera e interna di Mosca (il caso ceceno è esemplare).
La Russia, inoltre, è determinata a rientrare nel novero delle grandi potenze ed è evidente come uno dei pilastri su cui si basi la strategia adottata a tal fine sia lo sfruttamento del suo status di immenso fornitore di risorse energetiche.
Secondo la Banca Mondiale, per l'Ucraina le perdite causate dall'aumento del prezzo del gas per il 2006 possono stimarsi intorno agli 1,6 miliardi di dollari. E lo stesso gas avrà un effetto negativo sulla bilancia dei pagamenti pari al 3% del Pil. Oltre ciò la tensione Russo-Ucraina ha portato ad una crisi politica interna che è facile prevedere si protrarrà fino alle elezioni parlamentari della fine di marzo.
L'Ucraina dovrebbe rendersi conto che la sua posizione di anello di congiunzione tra Russia ed Europa deve essere sfruttata a suo vantaggio, cosa chiaramente impossibile se la Russia, valutando la politica ucraina ostile, consideri un fattore di rischio il controllo dei gasdotti ucraini. E il rafferddamento russo-ucraino, non può essere visto come la punizione di Mosca per un presunto avvicinamento di Kiev all'UE. Bruxelles infatti non ha preso nemmeno in lontana considerazione le aspirazioni ucraine, e l'inaffidabilità dimostrata nei confronti di Mosca più che aumentare, diminuiscono le chances di Kiev.

Quali prospettive?

Per uscire dalla crisi e tornare ad essere un partner affidabile, l'Ucraina deve immediatamente rinunciare a toni e strumenti da nuova "guerra fredda" con il vicino russo. Ha bisogno di un corso di politica estera solido, prevedibile e basato su dati concreti.
In Primo luogo è necessario realizzare che un rapido accesso dell'Ucraina nell'UE è impensabile e che la politica europeista non può essere vista come un mezzo di separazione geopolitica da Mosca: la scelta europea non deve basarsi su una scelta anti-russa. Anzi, è più realistico pensare che il clima di inimicizia con Mosca non favorisca l'avvicinamento a Bruxelles. Vista l'impossibilità di un ingresso, Kiev dovrebbe cercare di partecipare ai format di cooperazione economica già esistenti tra Mosca e UE visto che, nonostante la retorica, in molti dei settori cruciali Mosca è molto più avanti di Kiev nell'integrazione europea, e anche l'idea di un mercato comune con l'Ue potrebbe essere più realizzabile congiuntamente alla Russia.
E' fondamentale, in quest'ottica, riportare i rapporti con Mosca nell'orbita della normalità: ricreare un'atmosfera di reciproca fiducia è una questione vitale. L'Ucraina, in fondo, non può cambiare la sua posizione geografica, non può scappare dalla Russia.
La politica estera dell'Ucraina deve dunque fare in modo che si eviti all'Occidente una situazione nella quale debba scegliere tra Kiev e Mosca, perchè è evidente quale sarebbe la scelta.


Federico Naldi

 
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