Camminare per Corso Buenos Aires, camminare e sorridere, camminare e sognare oggetti che forse non avrò, camminare e godere un assolato pomeriggio milanese, il primo dopo un gelido inverno. Un boato, un dubbio, un urlo ed ecco che un'orda barbarica aggredisce l'asfalto, incendia e minaccia in nome della libertà, in nome del diritto di non scegliere da cha parte stare, in nome di un movimento che professa ad ogni manifestazione la non violenza.
Ripercorro rapido tutte le manifestazioni a cui partecipai e ad ogni occasione vedo scene di violenza e devastazione gratuite, ma dove sono le promesse di pace e non belligeranza. Forse i miei occhi sono ciechi e non si accorgono che quella bomba carta non portava scritto sopra il nome di una donna amata, ma la scritta "noi distruggiamo in nome della pace", forse non mi sono reso conto che mentre il vecchietto era trascinato giù dalla sua auto gli chiedevano "gentilmente, possiamo incendiare l'unica macchina che possiedi?".
Credo che le mie orecchie e i miei occhi non abbiano mai udito o visto una devastazione e un rammarico pari a quelli che sabato 12 marzo ho visto in quella via. Mai ho percepito così forte e viva la paura della gente che cercava di non vedere, di non ascoltare di fuggire. Io ero con loro, volevo scappare, ma dovevo vedere, dovevo sapere se i motivi per cui in gioventù ho lottato, marciato, urlato, meritavano di essere perseguiti o almeno dovevo capire se quella massa di delinquenti aveva qualcosa a che fare con me.
Credo che scene così cruente non si siano mai vissute, neppure nell'inferno di Genova in quella calda estate del 2001, pochi minuti e molti ideali caduti per quegli ignari passanti che da sabato assoceranno il movimento No global ad una massa di devastatori che non si ferma davanti a nulla. Ci sono voluti anni e marce come quella di Firenze per far permeare nella società, anche quella più ostile, il principio per il quale "un altro mondo è possibile". Sono bastati pochi minuti a distruggere il lavoro di persone che alla pace ci credono veramente e che credono che le cose possano cambiare... loro lo credono ancora, ma la massa ora pensa che i delinquenti di sabato siano una consistente parte di quel movimento che tempo fa cominciò a muovere i suoi passi e oggi subisce un brusco arresto.
Colleghi e amici, mi ricordano che tutti i capi di quel movimento oggi sono sistemati in posti di prestigio e mi ricordano gli anni settanta dei nostri padri. Cari amici non ho dimenticato nulla, né la storia né il presente, ma ancora una volta voglio credere che la volontà delle persone a non commettere errori come in passato sia più forte di semplici etichette o luoghi comuni.
Questa data 12 marzo 2006 resterà nella memoria per alcuni giorni, forse è già stata dimenticata come Genova, tutto è in mano a quei pochi che, potendo decidere cosa sia "informazione", tendono ad usare le notizie solo per un tornaconto economico. Forse dovremmo fermarci e riepilogare almeno mentalmente un po' delle date che hanno segnato la storia politica degli ultimi cinque anni, direi che oltre a dibattiti televisivi e spot demenziali, noi, il Popolo, abbiamo il diritto di capire e lo faremo. Del resto nessuno ha fatto caso che la marcia dei "nuovi fascisti" si è svolta correttamente e in punto d'importanza storica loro hanno reso onore al duce con il saluto che fa ancora tremare tanti dei nostri nonni. Non cadiamo nell'errore di non vedere e lasciare che pochi decidano per noi.
Manuel Re
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