Ecco che arriva nelle sale il film più atteso e criticato dell'anno, o forse degli ultimi anni, e nei media come stampa e televisione è bufera. Così come era accaduto con il fortunato libro di Dan Brown (che ha venduto ben 50 milioni di copie), anche in questo caso assistiamo a frequenti trasmissioni televisive riguardanti il tema del Graal con preti, politici e storici dell'arte che inneggiano alla distruzione prima del libro, ora del film. Addirittura a Cannes il film è stato fischiato e deriso da persone che si definiscono esperte di cinema, ma che in realtà sono troppo attaccate alla trama "blasfema" per dare un giudizio obiettivo. Insomma sembra che Dan Brown sia un Demone e tutti noi, che leggiamo il suo romanzo, eretici. In realtà basta un po' di intelligenza per capire che questa è un'opera di finzione che non vuole assolutamente prendere di mira nessuno. Lo conferma lo stesso autore: "Questo libro è un'opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell'autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale" [da "Il codice Da Vinci", Mondadori 2003].
Dal punto di vista tecnico il film è costruito molto bene. Il regista premio Oscar per "A Beautiful Mind" Ron Howard fa un ottimo lavoro nel rendere il non semplice intreccio unito e continuo. I lettori del libro (come me) rimarranno senz'altro soddisfatti perché la trasposizione è fedelissima. In più la parte finale, debole nel libro, qui acquista vitalità e diventa una delle parti migliori. Certo, i ragionamenti e le spiegazioni sulle opere d'arte, punto di forza del libro, qui sono presenti solo in parte, anche perché l'eccessiva durata del film non ne consente l'inserimento (il film dura due ore e mezza). L'ottima regia e l'ottima colonna sonora rendono le atmosfere del film eccezionali, anche se l'elemento suspense, perlomeno come lo intendeva Hitchcock, viene un po' a mancare. La bravura di Howard sta anche nel rendere gli eccessivi flashback (quasi ogni scena ne ha uno), grazie a una varietà incredibile di tecniche, sempre diversi l'uno dall'altro. Per quanto riguarda il cast è rilevante l'interpretazione di Paul Bettany (Silas, il monaco albino), di Jean Reno (Bezu Fache) e di Ian McKellen (Sir Leigh Teabing) mentre il Langdon interpretato da Tom Hanks non è molto credibile e la Sophie Neveu interpretata da Audrey Tautou è addirittura imbarazzante.
Luigi M. Marani
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