La 78° edizione degli Academy Awards non passerà alla storia come quella di due anni fa (la notte delle undici statuette per Il Signore degli anelli), ma sarà ricordata come il trionfo di un film indipendente e, forse, sottovalutato dai più. Ma si può parlare di trionfo quando un film conquista solamente tre statuette? Nel caso di Crash di Paul Haggis sì: un film senza nessuna major alle spalle, costato pochissimo, passato alla svelta nei cinema nostrani, capace di aggiudicarsi il premio di miglior film del 2005 ai danni del favoritissimo I segreti di Brokeback Mountain, già vincitore del Festival di Venezia. Paul Haggis, il regista che peraltro sceneggiò lo splendido Million Dollar Baby, si gode il momento e la conquista del premio, oltre che come miglior film, anche per la migliore sceneggiatura originale e per il miglior montaggio.
E Ang Lee? Il regista de I segreti di Brokeback Mountain non può certo dirsi soddisfatto, visto che il suo film, nominato in ben otto categorie, si è portato a casa soltanto tre statuette, ma può accontentarsi dell'Oscar come miglior regista (gli altri due per la sceneggiatura non originale e per la colonna sonora) e soprattutto dei consensi raccolti in ogni angolo del globo, o almeno dove il suo film non è stato censurato. Tra i premi "tecnici", invece, la figura migliore l'hanno fatta le Memorie di una geisha e il King Kong di Peter Jackson, vincitori di tre Oscar per uno.
Sul fronte attori la serata ha mostrato un'altra faccia, dal punto di vista dei film vincitori; nessuno dei due cowboy di Ang Lee, e neanche il Matt Dillon di Crash hanno alzato l'ambita statuetta: tra i protagonisti la scelta è caduta sulle interpretazioni di due personaggi realmente esistiti; quel Truman Capote così perfettamente riproposto dall'ottimo Philip Seymour Hoffman, e la cantante June Carter, compagna di Johnny Cash, fedelmente interpretata dalla rivelazione Reese Whiterspoon. Se per gli attori protagonisti le vicende biografiche di Capote e di Quando l'amore brucia l'anima hanno avuto la meglio, per quanto riguarda gli attori non protagonisti la serata ha premiato le interpretazioni in due film impegnati, di denuncia sociale: quella di George Clooney in Syriana (una magra consolazione per Clooney, visto che il suo Good night and good luck, candidato a sei statuette, è rimasto a bocca asciutta) e di Rachel Weisz in The constant gardener.
Tra i grandi delusi, oltre al già citato film di Clooney, va menzionato il bellissimo Munich di Steven Spielberg (cinque candidature), l'attrice Felicity Huffman, straordinaria protagonista di Transamerica, e il nostro La bestia nel cuore, battuto dal favorito Tsotsi nella categoria per il miglior film straniero.
La cerimonia è stata breve, sintetica (poco più di tre ore, gli altri anni ci siamo abituati a tempi molto più lunghi), condotta piuttosto agevolmente da John Stewart, che già si è riproposto per la conduzione della prossima edizione. Quel che è uscito fuori da questa 78° edizione dei premi Oscar è un cinema in salute (più del solito i film premiati), incapace però di proporre un vero e proprio film-guida che possa rappresentare l'anno cinematografico appena trascorso; su questo Hollywood sta già lavorando, in previsione di un 2006 ricco di titoli di richiamo. Staremo a vedere.
Alessio Trerotoli
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