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Cinema: Il caimano - Il ritorno di Nanni Moretti, cinque anni dopo il gran successo de La stanza del figlio, farà parlare molto di sé. L'idea di partenza è di sbugiardare Berlusconi, ma la trovata geniale del regista è di farlo indirettamente, creando un film dentro il film stesso: il produttore di b-movies Silvio Orlando, dopo aver perso una fortuna a causa del flop della sua ultima pellicola, decide di produrre l'ambizioso soggetto propostogli da una decisa e caparbia sceneggiatrice, Il caimano, ovvero la storia di un uomo che dal nulla, tra corruzione e illegalità, si è creato un impero editoriale e televisivo, fino alla sua entrata in politica, unica via di scampo per evitare la galera.
Un film sulla realizzazione di un film dunque, dove i problemi privati del protagonista (alle prese con la separazione dalla moglie) si vanno a mescolare con una serie di problemi tecnici che rallentano la produzione (i riferimenti alla figura di Berlusconi fanno saltare ogni speranza di ottenere fondi dallo Stato), oltre all'indecisione dello staff tecnico e del cast.

Nella prima parte del film Nanni Moretti tenta di denunciare le modalità poco limpide con cui Berlusconi ha iniziato a costruire il proprio impero, ma ben presto si rende conto di descrivere eventi che ogni spettatore conosce, decidendo così di sterzare verso un'altra direzione che lo porta a descrivere l'Italia attraverso la caratterizzazione dei personaggi.
Moretti è magistrale nel dirigere i suoi attori e nel creare figure che in qualche modo provano a descrivere la nostra Italietta: Silvio Orlando è un personaggio frustrato, disilluso, che da anni vota a destra ma che è stufo di come vanno le cose, e trova l'unica via d'uscita da una vita dominata dall'insoddisfazione nell'amore per i suoi figli e nell'entusiasmo della sceneggiatrice e regista (Jasmine Trinca) che rappresenta tutto il potenziale e la forza che i giovani portano dentro di sé; la voglia di cambiamento, la caparbietà e lo spirito di innovazione di una generazione che non vuole abbassare la testa neanche di fronte a difficoltà apparentemente più grandi di loro. Margherita Buy, anche lei bravissima (nel film è la moglie di Orlando), è il simbolo di quella Italia che trova soddisfazione e piacere nel suo quotidiano, noncurante di ciò che c'è intorno; lascia il marito e cerca di rifarsi una vita, pensando soprattutto alla propria realizzazione personale. Con loro, una serie di personaggi di contorno anch'essi ben caratterizzati, tra i quali spicca la figura dell'attore interpretato da Michele Placido, chiara espressione di coloro che seguono il vento del potere, mettendosi dalla parte del più forte (nel caso del film, schierandosi dalla parte della produzione più rassicurante).

Una pellicola ben diretta, che alterna la commedia al drammatico, strategicamente uscita due settimane prima delle elezioni: l'impressione finale è che il regista avrebbe potuto osare ancora di più, ma resta ad ogni modo un film di grande interesse, da vedere.

Alessio Trerotoli
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