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Final Destination 3: l'Horror è morto? -
Il terzo capitolo della saga cinematografica di Final destination dimostra l'incredibile sterilità di idee che avvolge gli horror dell'ultima generazione. Wendy, prima di salire con i suoi amici sulle montagne russe, ha la visione di un incidente che accadrà durante il loro giro. Una volta scesi dalla giostra, l'incidente ci sarà e il gruppo di ragazzi dovrà fare i conti con la Morte, alla quale sono scappati.
Dopo questo film credo si stia davvero giungendo alla morte dell'horror, alla morte di un genere che fin dall'epoca del cinema muto, ha "spaventato" decine e decine di generazioni. Chiaramente la colpa non è solo di Final destination 3, ma di tutta una serie di film (da The Ring a The Pool, da The Eye a The Grudge) che sta stravolgendo la definizione classica di "genere Horror". Facendo un paragone tra i film di oggi e quelli del passato ci accorgiamo di questa disastrosa involuzione che porta alla serializzazione di storie prive di qualità artistica, anche se con grande presa sul pubblico giovanile.

Il divismo: fin dagli anni venti i film horror hanno attirato una grossa fetta del pubblico cinematografico. Merito delle storie sicuramente, perché inconsciamente siamo attirati da mostri e vampiri, ma merito anche di chi a questi mostri e vampiri ha dato un volto. Parlo del terrificante Max Schreck (Nosferatu,1922), del magistrale Bela Lugosi (Dracula, 1931) e dell'indimenticabile Boris Karloff (Frankenstein, 1931, La mummia, 1932). Ma anche avvicinandosi ai giorni nostri come possiamo dimenticarci del Nosferatu di Klaus Kinsky, del Dracula di Christopher Lee o del Freddy Krueger di Robert Englund? Oggi invece i protagonisti dei film horror sono quasi esclusivamente giovani sconosciuti con una scarsa preparazione recitativa; attori che non vedremo più sul grande schermo e che non lasceranno niente alle generazioni future.

L'antagonista: a Dracula, a Freddy Krueger (Nightmare, 1984), a Michael Myers (Halloween, 1978) oggi si sostituiscono videocassette assassine (The Ring, 2002), cellulari maledetti (Phone, 2004) e virus assurdi che portano alla morte dopo pochi istanti (Cabin Fever, 2002). Già da qui si capisce che qualcosa non va. Ai mostri e le bestie del cinema del passato si sostituiscono entità indistruttibili che rendono vana la presenza dell'eroe, ormai impotente di fronte a nemici invisibili. A volte addirittura, come in Final Destination, è la morte stessa che deve essere sconfitta. Come può un gruppo di ragazzi ingaggiare una lotta con la morte? Domanda alla quale è facile rispondere: non può. E allora perchè andare al cinema sapendo che gli antagonisti di oggi, a differenza di quelli del passato, non hanno punti deboli e non possono essere sconfitti?

Le tecniche di ripresa: quella che Hitchcock chiamava suspense sembra essersi dissolta nel nulla. Una tecnica così efficace nel cinema horror è scomparsa. All'alone di mistero che circondava le pellicole dei nostri predecessori, vengono a sostituirsi bruschi tagli di montaggio che hanno il solo effetto di far saltare lo spettatore dalla poltrona. Non ci sono più quei magnifici movimenti di macchina e quelle soggettive, tanto care a Dario Argento, che sostituivano lo sguardo dell'assassino con quello della macchina da presa. Oggi i registi preferiscono inquadrature brevi ed essenziali, che nulla hanno a che vedere con le lunghissime inquadrature del maestro F.W. Murnau e di John Carpenter.

Lafotografia e la scenografia: la Fotografia, insieme alla Scenografia, è da sempre un punto essenziale nei film dell'orrore. Tutte le migliori tecniche di illuminazione provengono da quel movimento cinematografico che nasce in Germania negli anni venti e che è chiamato Espressionismo. L'espressionismo evidenzia l'importanza delle scenografie e, dato che il colore non ha fatto ancora la sua comparsa, il contrasto di chiaroscuro tra luci ed ombre. Le ombre dei film sono tutte dipinte direttamente sulle scenografie, simbolicamente deformate dalla follia dei protagonisti. Le tecniche create dai maestri tedeschi sono state adottate dai maggiori cineasti del genere, da Dario Argento a George Romero, da Tim Burton a John Carpenter, fino a pochi anni fa, quando si è deciso che l'arte della fotografia non doveva essere più rappresentata in questi film. Infatti tutti gli horror moderni hanno una fotografia pressoché inesistente e le scenografie, fondamentali nella storia del cinema, sono rimpiazzate da effetti digitali, molte volte scadenti.

Insomma oggi l'arte lascia lo spazio all'industria e questo non è visibile solo negli horror, ma in tutti i generi cinematografici. L'horror ha subito il cambiamento più drastico e le grandi produzioni hanno favorito la scomparsa dei gloriosi B-movies, pietre miliari del genere. Di questo passo, tra vent'anni si potrà ancora parlare di "Arte" cinematografica?


Luigi M. Marani
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