Cinema: In ascolto – The Listening -
Fioccano i paragoni per questo thriller nostrano: letterari ("1984" di Orwell, ) e cinematografici ( "I tre giorni del Condor", "Nemico pubblico"... oltre a reminiscenze di James Bond).
Orwell immaginava un futuro nel quale un grande occhio televisivo avrebbe osservato e guidato ognuno di noi nella propria quotidianità. E' al contrario un orecchio, secondo l'autore di "In ascolto", lo strumento di sorveglianza con il quale veniamo intercettati e studiati
Francesca (Maya Sansa, brava in una recitazione fatta di sguardi e mimica) trova per caso a Roma, una valigetta contenente il progetto milionario, di una compagnia privata, di un dispositivo -il Tumbleweed- che consente di sfruttare gli apparecchi telefonici, fissi e cellulari, come dei veri e propri microfoni, anche quando questi sono spenti, consentendo così di spiare chiunque sia in possesso di un telefono. Dunque tutti.
Comincerà per la ragazza una fuga (che la porterà prima all'isola d'Elba, poi fin sul Monte Bianco) dagli agenti della multinazionale, i quali, credendola una spia industriale, useranno ogni mezzo per fermarla.
In questa sua latitanza, Francesca verrà aiutata da James Wagley (Michael Parks), un dipendente della "NSA - National Security Agency", l'agenzia di Stato americana, alla quale la multinazionale avrebbe venduto il Tumbleweed.
In apparenza sembrerebbe un prodotto tipicamente statunitense (la paranoia del complotto, il volto feroce di una tecnologia tutt'altro che amica...) Invece "In ascolto" è un prodotto made in Italy, a partire dal regista, il ventinovenne Giacomo Martelli, formatosi a Londra e qui alla sua prima prova in un lungometraggio.
La cronica carenza di mezzi del cinema nostrano poteva incidere pesantemente rendendo la pellicola uno scimmiottamento dei grandi blockbuster americani, ma la regia dell'esordiente Martelli riesce a fare di necessità virtù e a confezionare una pellicola tutt'altro che scontata.
Dopo essersi recato con la sua troupe a Menwith Hill, nel Nord dell'Inghilterra, una delle sedi di "Echelon", il grande orecchio inventato dall'intelligence americana per controllare ogni sistema di comunicazione, dai telefoni alle mail, il regista ha filmato con intraprendenza e coraggio, dando non pochi fastidi alla polizia inglese, le enormi sfere bianche che fungono da ricettori, già di per se un'immaginifica location di grande impatto visivo.
Il film si snoda attraverso le macchinazioni della multinazionale, rendendo lo spettatore partecipe in prima persona della personale discesa agli inferi della ragazza, protagonista suo malgrado, di un gioco più grande di lei. E mette ben in evidenza come il potere delle industrie riesca ad essere più coercitivo ed influente di quello dello Stato. L'azienda produttrice del Tumbleweed tiene evidentemente in scacco la NSA e arriva a sequestrare e torturare Francesca nella propria casa pur di farla confessare.
Doppio tema dunque per gli sceneggiatori (Dominiquez e Brun, oltre allo stesso Martelli): da una parte il pericolo di una palese violazione della privacy in nome di una presunta sicurezza globale, dall'altra l'ormai evidente assoggettamento della "cosa pubblica" ad interessi economici privati. Tutte tematiche che Martelli riesce a sviluppare convenientemente.
Le scene d'azione non mancano di suspence e, attraverso l'occhio del regista, la stessa Natura, che con la sua ruvida asprezza riesce a contrapporsi alla tecnologia, assurge al ruolo di muta coprotagonista.
Il soggetto interessante e la regia attenta fanno di questo film un prodotto particolare che poco ha da invidiare al cinema d'oltreoceano.
Valentino De Luca
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